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I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO E IL RUOLO DEL LOGOPEDISTA

A cura di Costantino Cicchetti – Logopedista

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo (DSM 5, 2014) che interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici. La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità (CC-ISS, 2011) definisce i DSA come un insieme di disturbi che compromettono la capacità di lettura, scrittura e calcolo, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali.

Questa definizione si fonda su due caratteristiche fondamentali: 

  • la specificità, in quanto il soggetto presenta mancanze in un dominio specifico relativo agli apprendimenti;
  • la discrepanza, poiché l’alunno con questo disturbo presenta un quoziente intellettivo nella norma (QI ≥ 85) pur mostrando deficit più o meno severi in determinati ambiti d’apprendimento. In caso di QI compreso tra 70 e 84 si può fare diagnosi di DSA se non ci sono problemi di adattamento gravi e se emergono elementi di alta specificità.

Inoltre, nello stesso documento si individuano altre caratteristiche peculiari, quali:

  • il carattere evolutivo (non si tratta di disturbi acquisiti ma presenti dalla nascita),
  • la comorbilità (spesso più disturbi specifici dell’apprendimento compaiono simultaneamente e possono presentarsi insieme ad altri disturbi del neurosviluppo, quali Disturbo Primario del Linguaggio, Disturbo della Coordinazione Motoria, Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività),
  • l’Impatto (il disturbo influenza negativamente la vita scolastica e quotidiana dell’alunno).

Oltre alle problematiche scolastiche in senso stretto, è importante porre attenzione, come segnala Cornoldi (2006), a problematiche legate alla coordinazione visuo-motoria, all’organizzazione spazio-temporale e alle funzioni esecutive. 

Quanti tipi di disturbi esistono?

I disturbi compresi nel DSA si dividono in tre categorie:

  1. Disturbi della Lettura

Imparare a leggere, a differenza dell’acquisizione della lingua orale, non è un processo spontaneo ma necessita di un insegnamento esplicito. Quando un bambino impara a leggere, conosce le parole della propria lingua, sa prestare attenzione e gestire i diversi input. Saper leggere è ‘una condizione necessaria ma non sufficiente’ (Daloiso, 2012) a comprendere il testo; la comprensione, infatti, è un processo cognitivo più complesso della semplice decodifica perché implica l’attivazione di conoscenze pregresse (sul mondo e sul testo), oltre al meccanismo strumentale di transcodifica. Quindi, all’interno dei disturbi di lettura, è necessario includere:

  • Dislessia: compromette le abilità di decodifica fonologica provocando una lettura lenta e/o con molti errori
  • Disturbo della Comprensione del Testo: è spesso inglobato nella dislessia sebbene saper leggere sia necessario per comprendere il testo, non è l’unico prerequisito. Infatti si può leggere con difficoltà e non avere problemi di comprensione, allo stesso modo, si possono avere problemi di comprensione e leggere fluentemente. Ciò avviene perché a livello cognitivo sono coinvolte diverse funzioni neuropsicologiche, quali la memoria di lavoro, che mantiene le informazioni e contemporaneamente le elabora, la memoria a lungo termine, che ricorre alle conoscenze già possedute e l’attenzione, che deve mantenersi costante nel corso della lettura e focalizzarsi sui contenuti rilevanti. Nel disturbo della comprensione del testo, possono presentarsi deficit a vari livelli (Cornoldi, 2007). Quando è derivante dalla dislessia, si avranno difficoltà a livello di decifrare il testo; quando invece si presenta una scarsa capacità inferenziale, sarà compromessa la memoria di lavoro, per cui il lettore non sarà in grado di collegare le varie parti del testo con le informazioni già in possesso (definito in letteratura come cattivo lettore). I ragazzi con disturbo della comprensione del testo non hanno ben chiaro l’obiettivo di lettura, sono poco consapevoli delle proprie capacità, non sanno organizzare le fasi di studio né scegliere le strategie adeguate. 
  1. Disturbi della Scrittura

Alcuni processi cognitivi usati in lettura si usano anche per la scrittura, primo tra tutti la decodifica scrittura-suono, cioè capire quale lettera corrisponde a un determinato suono. Anche la scrittura, come la lettura, è un’abilità appresa e secondaria rispetto all’oralità. I problemi d’apprendimento legati alla scrittura sono: 

  • Disgrafia: è una specifica difficoltà nella realizzazione manuale dei grafemi e quindi nel grafismo’ (Cornoldi, 2007). Non è compromessa la capacità di memorizzare regole grammaticali e di ortografia, ma lo è il tratto grafico: è irregolare e la dimensione delle lettere è variabile, inoltre si riscontra una difficoltà nell’organizzazione spaziale del foglio. 
  • Disortografia: è definita come ‘un disturbo specifico nella competenza ortografica, ossia nella capacità di utilizzare le regole convenzionali del codice scritto’ (Daloiso, 2012); infatti l’alunno disortografico conosce le regole di scrittura ma non riesce ad applicarle correttamente.
  1. Discalculia

E’ relativo all’apprendimento della matematica; la Consensus Conference distingue diversi profili: uno connotato da compromissione nelle componenti di cognizione numerica, cioè intelligenza numerica basale (meccanismi di quantificazione, comparazione, seriazione, strategie di calcolo a mente) e l’altro che coinvolge le procedure esecutive (lettura, scrittura e messa in colonna dei numeri) ed il calcolo (recupero dei fatti numerici e algoritmi del calcolo scritto).

Quanti sono gli studenti con DSA nella popolazione scolastica?

Nell’introduzione della Consensus Conference dell’Istituto Sanitario di Sanità (2011) è indicato che in Italia i DSA mostrano una prevalenza oscillante tra il 2,5% e il 3,5% della popolazione in età evolutiva.

Quando può essere effettuata una diagnosi di DSA?

Per la Dislessia, Disgrafia e Disortografia è possibile effettuare una diagnosi di DSA, quindi rilasciare la relativa certificazione, dalla fine della classe seconda della scuola primaria. Per la Discalculia è necessario attendere la fine della classe terza, come già suggeriva la CC-2007 e conferma il PARCC-2011 (quesito A5.C), soprattutto per evitare l’individuazione di falsi positivi. Le difficoltà di apprendimento e nell’uso di abilità scolastiche devono persistere per almeno 6 mesi, nonostante la messa a disposizione di interventi mirati su tali difficoltà (DSM 5).

I DSA sono BES?

I DSA sono una categoria dei BES (Bisogni Educativi Speciali) poiché fanno parte dei disturbi evolutivi specifici, determinano la comparsa di bisogni educativi speciali e richiedono attenzioni didattiche ed educative specifiche (strumenti compensativi e dispensativi). Contrariamente agli altri disturbi evolutivi specifici, i DSA sono oggetto di una specifica legge (legge 170/2010), di un conseguente decreto (D.M. 5669 del 12 luglio 2011) e Linee guida, a tutela del diritto allo studio di alunni con tali disturbi.

Qual è il ruolo del logopedista nei DSA?

Lo sviluppo della ricerca degli ultimi decenni ha messo a fuoco la multicomponenzialità dei fattori che determinano i DSA e la eterogeneità dei profili di funzionamento. Molti autori hanno più volte sottolineato la ricaduta di pregresse disabilità linguistiche sulle capacità di acquisizione del codice scritto (testuale e numerico) e, più in generale, sul successo scolastico (Zoccolotti e Friedmann, 2010; Menghini et al., 2009; Pennington, 2006; Ramus, 2003; Bishop e Snowling, 2004; Boyle et al., 2007; Scarborough, 2005). Solo quando il bambino ha ultimato l’acquisizione del sistema fonetico-fonologico è in grado di effettuare un lavoro metacognitivo di manipolazione dei suoni e delle parole (metafonologia), aspetto che pesa in modo sostanziale sull’evoluzione dei primi apprendimenti, impedendo di velocizzare e automatizzare le operazioni di compitazione e di fusione con ritardi anche nel consolidamento delle forme ortografiche che vengono apprese in relazione alla frequenza delle parole (Martinet et al., 2004; Pacton e Fayol, 2004; Pacton et al., 2005). Le competenze morfo-sintattiche e quelle lessicali, invece, assicurano la possibilità di appropriarsi dei contenuti del testo scritto per acquisire informazioni e aumentare il proprio sapere. Pertanto è evidente come le competenze linguistiche di partenza influenzano tutto il percorso dell’apprendimento curricolare e, se non costituiscono la causa del DSA, rappresentano uno dei fattori concomitanti o comunque salienti del profilo di funzionamento.

Dunque il ruolo del logopedista risulta indispensabile per:

  • la fase di certificazione, insieme all’equipe multidisciplinare formata da medico neuropsichiatra infantile e psicologo (CC 2011 –  quesito D2). Per i soggetti maggiorenni la figura del neuropsichiatra infantile viene sostituito da quello dello specialista medico formato in modo specifico sull’argomento,
  • la stesura del profilo di funzionamento e del bilancio complessivo del caso,
  • la programmazione dell’intervento sia abilitativo, rivolto a potenziare le competenze risultate deficitarie o punti di debolezza, verificandone il percorso e gli esiti, sia compensativo, finalizzato all’addestramento all’uso di strumenti vicarianti le abilità deficitarie,
  • la prevenzione al fine di individuare i soggetti a rischio potenziando i prerequisiti della letto-scrittura.

Tale complessità va affrontata in senso multidisciplinare non per frammentare l’intervento, ma per poter rispondere con adeguatezza alle diverse sfaccettature implicate.


BIBLIOGRAFIA

  • Mariani E., Intervento logopedico nei DSA – La dislessia, Erickson
  • De Cagno A.G.., Intervento logopedico nei DSA – La scrittura, Erickson
  • Biancardi A., Intervento logopedico nei DSA – La discalculia, Erickson
  • Marotta L., Percorsi di riabilitazione. Funzioni esecutive nei disturbi di linguaggio. Strategie e materiali operativi, Erickson
  • www.aiditalia.org
  • www.airipa.it

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